L’aria tersa che mi invade ogni volta che depressurizzo l’abitacolo uscendo dal casello autostradale di arrivo a Francavilla, mi fa rimpiangere la scelta di averla abbandonata per un clima paludoso come quello lucchese. Se penso, poi, che quest’anno non sono riuscita a fare nemmeno una giornata di mare (complice non solo l’impegno lavorativo, ma anche il mio rifiuto categorico di vivere la VERSILIA come tutti i toscani: troppo caotica per i miei gusti)…mi deprimo definitivamente.
Durante i nostri primi viaggi, di RITORNO per me, di ANDATA per mio marito, c’era l’abitudine, una volta usciti dal casello autostradale, di non imboccare la strada statale diretta, ma di fare un giro largo, e passare dal litorale, per “vedere il mare”. La passeggiata pedonale, il pontile, il Palazzo Sirena, la spiaggia della zona Alento, il Viale Nettuno…tutti luoghi della mia adolescenza. Dove ogni volta speravo di intravedere anche i vecchi protagonisti di quel mio passato, per scorgere nei loro atteggiamenti le solite abitudini, come a voler ridare vita ad una vecchia foto sbiadita.
Ma raramente mi è capitato di beccare davvero qualcuno: chissà in quale parte del mondo sono persi, anche loro…e chissà come sono cambiati.
La recente inaugurazione dell’asse attrezzato che collega l’uscita autostradale alla zona dove siamo diretti, ha posto fine anche a questa romantica abitudine. Quando si dice “il progresso”…
Usciti dal tunnel di cemento e sorpassata la rotatoria del supermercato TIGRE, svoltiamo a destra.
Si intravede il complesso condominiale dove abitano i miei. Mi sporgo per vedere se sono in casa; all’ultimo piano le luci sono accese; ci sono.
Come di consueto arriviamo con la YARIS fin davanti al portone per scaricare le valige. Ma questa volta è solo una toccata e fuga: una sacca, alcune suppellettili che Mamy aveva dimenticato in casa nostra nell’ultima sua visita, il PC portatile e poco altro.
In fondo staremo un giorno e mezzo, praticamente. Non serviva altro.
Resto pochi minuti fuori dal portone, aspettando che il marito parcheggi l’auto.
Appena sento tintinnare le chiavi che porta in tasca, suono il citofono, ancor prima che lui sbuchi alla mia vista. Risponde mio padre con un “CHI E’???” canzonatorio; sa benissimo che siamo noi, ma vuole godersi quei primi attimi di ANTEPRIMA, guardandoci dalla telecamerina del citofono. Per nulla al mondo rinuncerebbe a questo momento, semplicemente aprendo con un pulsante il portone, senza attivare la telecamerina. Deve capire fin da subito se siamo PEGGIORATI o MIGLIORATI con il passare del tempo, in modo da prepararsi le battute iniziali che scambierà con noi una volta che ci avrà di fronte fisicamente. “Sti’ capelli, Lui’? Non sei andato dal barbiere?”. “In tenuta da lavoro sei venuta!”. “Siete ingrassati” o “Vi vedo in forma”, a seconda degli ETTI persi o presi. Insomma…è diventata una sorta di piacevole “gara” fra noi tre: se io e mio marito siamo in vena, nei giorni precedenti alla partenza ci prepariamo al TOP solo per il gusto di stupirlo e non dargli adito ad alcun commento negativo. Capita però di rado…siamo troppo assuefatti alla nostra vita caotica. E comunque dare a mio padre ciò che dice di volere, equivale a rattristarlo: si diverte centomila volte di più a far la parte del “vecchio saggio”.
Ah! Papy…papy…E questa tua mania di controllare il mondo intero!
Gli tiro fuori la lingua, puntandola verso la telecamera.
Saliamo al 4° piano.
…
La Mamy, invece, sbuca subito da dietro le spalle del Papy e si slancia in abbracci calorosissimi: per lei l’importante è avermi lì. Soffre tantissimo la nostra distanza. Tant’è che mi RAPISCE letteralmente durante i primi minuti, in cui riesce perfettamente ad aggiornarmi su tutte le novità del suo quotidiano da casalinga perfetta, e nel giro di un’ora ho già visto tutti i suoi nuovi lavori all’uncinetto e a punto a croce, la tuta in ciniglia che si è comprata per casa per il prossimo inverno, le tende nuove in sala, (Mamy, devo andare a far pipì!), i cuscini nuovi delle sedie di cucina, il porta cipolla dell’IKEA che le ha regalato Gabriella, le piante di orchidee che le fioriscono di continuo (Mamy, possiamo continuare dopo?), il set posacenere-svuotatasche comprato con Mariassunta all’Ipercoop “Tuo padre ha rotto lo svuotatasche di Versace, ti ricordi? Quello tutto colorato.”, (Sì, Mamy…ma posso andare in bagno?), “Guarda, per cena ho preparato lo spezzatino con i funghi. Che dici, basterà per tutti?” “Sì, Ma’, non preoccuparti.” “Tanto, guarda, c’è del prosciutto crudo, del formaggio, e i sott’olio che faccio io, in frigo. Ne prepariamo un po’ su un piatto di portata?” “No, Ma’. Fidati. Dopo un viaggio di 5 ore, non abbiamo moltissima fame. Lo spezzatino basta.” “Ah, se lo dici tu…”, mi risponde incredula.
Sorrido pazientemente; di sicuro il piatto di portata con gli affettati e i formaggi ci sarà lo stesso, in tavola, stasera. Le mamme meridionali…che pesano il loro affetto in quantità di cibo industriale!
E dopo un’ora di full-immersion nel suo mondo, finalmente mi molla.
(Intanto la mia vescica ha raggiunto proporzioni inaudite).
Non che a mio marito vada poi meglio…
In quest’ora di affetto materno scaraventatomi addosso, lui si sorbisce i primi battibecchi sportivi e politici col Papy: “Allora, Gianni, quest’Inter?” “Quest’Inter vince, e senza rubare, mica come la tua Juve!” “Eh, come no. Lo vedremo stasera col Milan.”; “Domani è il compleanno di Silvio!” “Eh, Gianni. Gli hai spedito il regalo?”…e via così…
Nel frattempo scende mio fratello, che dall’ALTO (so’ alti tutti 1:80/1:90 sti ragazzi della sua generazione! Ma come mai!) dei suoi quasi 23 anni, ci abbraccia sorridente: la nostra presenza catalizzerà l’attenzione dei miei su di noi, lasciando a lui un giorno e mezzo di assoluta LIBERTA’ dalle paranoie quotidiane di questi due matusa troppo apprensivi.
Una goduria per lui, insomma. Gli stendo l’ultimo gadget della VESPA arrivato in negozio (un portachiavi/accendino multifunzione), una cazzatella che lui, puntualmente, lascia vegetare su qualche mensola, ma che però crea un ponte materiale fra di noi, ogni volta. Cambiano i gadget, resta l’intesa. E guai se qualcuno glieli tocca! Da parte sua, invece, mi sfila il PC portatile dalla valigetta, e se lo porta su in mansarda per “visionarlo”: la sua passione e il suo mestiere è la misura del suo affetto per noi. Un tecnico informatico personale per due malati di informatica, come me e mio marito. Cosa volere di più?
Noto di nuovo, come ogni volta, che con delicatezza non mi ha detto nulla sul mio fisico. Dentro di sé mi ha sempre osservata al millimetro, so anche che si è fatto parecchie domande, ma ha da tempo rinunciato a rispondersi, chiudendo la questione con un “Non c’hai mai capito un cazzo. Fai come ti pare.”, e rimandando ogni ulteriore riflessione a tempi per lui più maturi. Il che però, non lo ferma dal difendermi, a tavola, dagli attacchi del Papy. E’ una specie di società di mutuo soccorso, la nostra: non ce lo siam mai detto, mai spiegato, ma, pur non condividendo molto spesso le stesse opinioni, ci coalizziamo immediatamente contro gli attacchi alle spalle tipici dei nostri genitori. La nostra forza è sempre stata questa intesa. Intesa comunque stranamente e ampliamente, voluta e sperata dai miei, che son riusciti a farci crescere “complici”e non “antagonisti”, in virtù di un paventato “amore fraterno” necessario quanto quello “filiare” o “genitoriale”, secondo loro, per vivere in armonia. Insomma…un cerchio perfetto che torna. Un equilibrio stabile che ha permesso a questa famiglia-media italiana di non implodere.
E di risultare addirittura PITTORESCA, SIMPATICA e SANA agli occhi di una new-entry, come mio marito; al diavolo tutte le manie! Anzi, ben vengano, se poi il risultato, ai suoi occhi, è questo!
Tant’è che lui è entusiasta di questa realtà da cui io, anni addietro,e prima di incontrarlo, addirittura scappai. Per poi tornarvi. Ma comunque scappai.
Ma capisco anche che il suo entusiasmo è dato dal suo equilibrio interno, che gli permette di non accusare i colpi psico-fisici delle piccole-grandi tragedie che vive questa famiglia, in quanto non sentimentalmente coinvolto, se non in maniera indiretta, tramite me.
E stranamente…l’unico che sembra beneficiare di tutto il positivo che noi, come famiglia, riusciamo a dare, è proprio lui. Tant’è che vive questi nostri momenti di “ritrovo del piccolo clan” come divertenti, pieni, e comunque come un esercizio di vita piacevole.
Ed io e mio fratello lo osserviamo increduli in questa sua esplosione di entusiasmo…
Che buffi che siamo tutti.
Ed ecco che in queste mie riflessioni si catapulta come un gavettone mia madre, che mi fa cenno con la mano, sorridendo, di raggiungerla in cucina:
“Devo darti una cosina…che so che apprezzerai.”
La raggiungo.
“Guarda cos’ho trovato ieri dalla fruttivendola qui sotto.”
E scopre un cestino in vimini pieno di Giuggiole.
Le Giuggiole! Erano anni che non ne vedevo una. Ne andavo matta da piccina.
Vengo scaraventata di botto in una miriade di ricordi: persone, profumi, colori di un passato che mi viveva addirittura bambina…
Mi perdo nei miei pensieri, e addento una giuggiola, quasi commossa…
Questa è la mia famiglia: sbagliata, difettosa, maniacale, ossessiva, eccessivamente presente e al contempo assente, sopra le righe, con domande senza risposta, e mille piccole-grandi questioni irrisolte.
Questa è la mia meravigliosa famiglia…contro cui solo da poco ho smesso di lottare, ed ho deciso, invece di abbracciare.
E passar una domenica ogni dieci, circa, con loro, a giocare a scala 40, vale molto di più di tanti litigi spossanti alla ricerca di un “perchè”.
E poi…devo rivincere i 4 euri e mezzo persi la scorsa volta contro Mamy…che cazzo!
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Giuggiolo – Zizyphus vulgaris L.
Generalità
Il Giuggiolo (Zizyphus vulgaris L.) appartiene alla Famiglia delle Rhamnaceae.
E’ originaria dell’Asia dove e’ molto coltivata. In Italia e’ presente fin dal tempo dei Romani.
Albero alto 6-7 metri, dall’aspetto piuttosto contorto, con rami irregolari e spinosi (ogni nodo presenta una coppia di piccole spine); la corteccia delle branche è rugosa, di colore rosso bruno. Le foglie, caduche, piccole, alterne, di forma ovata, sono lucenti e coriacee, presentano stipole spinose e pagina ondulata.
I fiori piccoli e verdastri appaiono in giugno. I frutti assomigliano a grosse olive, sono rosso marrone scuro a maturita’ la polpa e’ soda, compatta, di sapore gradevolmente acidulo, di colore verde tenue. Ha un accrescimento molto lento, così come la messa a frutto.
E’ in grado di adattarsi a vari tipi di terreno, resiste a situazioni di forte aridità grazie ad un apparato radicale molto sviluppato in profondità; predilige suoli leggeri, non umidi, neutri o sub-alcalini. Vive in zone con clima temperato con minime invernali non inferiori a 10° C e con estati lunghe e calde. La pianta può subire danni da gelate precoci nel periodo autunnale, per cui in ambienti settentrionali la coltivazione è possibile solo sotto particolari microclimi come in prossimità dei laghi o in colline ben esposte.
Varietà
In Italia non esistono cultivar selezionate, ma solamente dei tipi indicati genericamente:
- a frutto lungo;
- a frutto tondo.
Entrambe sono dotati di buone caratteristiche organolettiche e di buona produttività.
Tecnica colturale
Attualmente e’ scarsamente diffuso in orti, case di campagna, quasi sempre allo stato sporadico, in rari casi si e’ rinselvatichito. Predilige terreni sabbiosi o sassosi o calcarei a reazione neutra o basica, rifugge i terreni umidi e non soffre troppo le basse temperature invernali. Diffusa nel centro-nord Italia.
Produzioni
Consumo fresco. Marmellate, sciroppi, confetture, gelatine, canditi, dolci, bevande alcoliche e liquorose Famoso è il brodo di giuggiole.
Il brodo di giuggiole è un liquore preparato a partire dalle giuggiole, il frutto del giuggiolo, tipico del Veneto, essendo uno degli ultimi frutti a maturare veniva usato per fare il liquore omonimo. Pieno di vitamina C e zuccheri, risulta molto dolciastro.Nacque così la frase, “sono in brodo di giuggiole” che indica essere felici. Il “brodo di giuggiole” si ottiene da giuggiole appassite. (*)
In Asia sono consumati anche secchi (datteri cinesi). Conservazione in salamoia, in alcol e aceto.
Proprietà medicinali (effetto lenitivo ed antinfiammatorio), è utilizzato per la preparazione di decotti espettorranti ed emollienti.
Cosmesi: maschere emollienti ed idratanti per pelli secche. I semi contengono composti organici con proprietà sedative.
E’ utilizzato per per rimboschimenti. Integratore alimentare per gli animali al pascolo in alcuni periodi dell’anno. Il legno, di colore rosso è molto duro e viene utilizzato in ebanisteria.
Pianta ornamentale.
(*) RICETTA DEL BRODO DI GIUGGIOLE (da Wikipedia)
Ingredienti
- 1 chilo di giuggiole
- 1 chilo di zucchero
- 2 grappoli di uva Zibibbo
- 2 bicchieri di vino bianco
- 2 mele cotogne
- buccia grattugiata di un limone
- acqua quanto basta
Preparazione
In un tegame aggiungere le giuggiole (precedentemente lavate) e coprirle con acqua. Aggiungere l’uva e lo zucchero. Cuocere per 1 ora a fuoco dolce, mescolare ogni tanto con un cucchiaio di legno. Aggiungere le mele prive di buccia (tagliate sottili) e il vino. Alzare la fiamma e fare evaporare il vino, a fine cottura (quando si sta gelificando) aggiungere la buccia del limone gratugiato, passare il composto con un colino e invasare a caldo, capovolgere i vasetti e lasciare raffreddare.
