Sai che c’è.
Oggi vai te in negozio.
Finisco di dipingere gli espositori delle bomboniere.
Ok, ok. Sei in piena vena artistica. Meglio approfittare.
In moto la YARIS, Nikki che al Tropical Pizza rewinda la performance unplagged degli Oasis di ieri, una Wonderwall solo con chitarra che ti apre il cuore.
La pioggia che cade ormai stanca, dando spazio ad un timido sole appannato dalla tanta umidità dei questi ultimi giorni.
Un arcobaleno che dona poesia ai tetti metallici degli stabilimenti industriali dov’è collocato il Brico. Dove accidenti ho la macchinetta fotografica quando serve?
Devo comprare il PRIMER.
E’ una giornata come tante.
Eppure mi sento in armonia con il mondo, persa come sono ora, tra scaffali di viti, bulloni, vernici, perline, tutto per il fai da te.
Ci si sente potentissimi qui dentro.
Capaci di tutto. Persino (guarda un po’) di aggiustare il rubinetto che cola da mesi.
Ma la potenza che sento non ha nulla a che vedere con il bricolage.
Mi sorrido.
Come un’orchidea che apre i suoi colori al sole.
La mia paura più grande, da sempre, è l’incapacità di esprimermi. Di allineare i concetti a se stanti per farne un discorso compiuto. E’ difficilissimo esplicare una mia conclusione. Figuriamoci poi se mi è richiesto di precisare il percorso mentale che mi ha portato a tale conclusione. Mi perdo.
In me stessa. Nei percorsi forse illogici dei miei pensieri. Che vanno a mille all’ora, ma che nonostante la velocità riescono a captare il minimo dettaglio del percorso, con quell’occhio mentale che fotografa, archivia, assimila, but doesn’t push the play. Manca il motore di ricerca. O meglio: non funziona a richiesta. Ma parte da sé, scatenato da un richiamo similare.
Inutile digitare TROVA… nel mio hard-disk. Non partirà nessuna ricerca (parafrasando Celentano, nel suo “SOLI…la pelle come un vestito…soooooli…mangiando un panino in due…”).
I ricordi partiranno solo ad un richiamo che nulla ha a che vedere con l’utilità, con il meccanicismo della necessità. Sono un juke-box che va a cazzotti, non a monetine.
Vuoi che io canti? Non chiedermelo. Risulterei stonata. Magari anche a-fona, o a-tona.
E così, aspettando, hai avuto la mia spiegazione.
E così, rattristata, ti ho dato la mia versione.
Non ci sono vincitori o vinti.
C’è luce e buio.
Ed io sono clorofilliana: senza luce non fotosintetizzo. E al buio espello solo anidride carbonica.
E poi ho provato cosa vuol dire respirare a pieni polmoni aria tersa e pura.
Ed oggi non ne faccio più a meno. Niente vale di più.
Prova a spegnermi.
I’m a lucky woman.
