LA FORESTA DEI PUGNALI VOLANTI

Un film di Zhang Yimou. Con Zhang Ziyi, Takeshi Kaneshiro, Andy Lau, Dandan Song. Genere Azione, Produzione Hong Kong, Cina 2004

 

Un film che racconta in maniera visionaria una delle tante leggende cinesi. Splendido per la fotografia e la scenografia. Mirabili e indimenticabili alcuni momenti (come la danza iniziale della protagonista con il kimono rosa dalle lunghe maniche, o la battaglia nel bosco di bambù, o lo scontro finale nella neve). Un po’ meno avvincente nei dialoghi. E’ comunque un film che incanta e che restituisce all’oriente ciò che pellicole come MATRIX o KILL BILL gli hanno usurpato (indebitamente, anche se personalmente ho amato molto la trilogia di BILL KILL, un po’ meno MATRIX, che comunque, pur peccando di presunzione rispetto all’utilizzo di arti orientali “computerizzate”, appaiono migliori di films come questi, per quanto riguarda il soggetto e  i dialoghi.). Ottimi gli attori; qualche pecca nel montaggio (in alcuni frammenti si nota, ad esempio, che uno degli attori porta la parrucca -vedi scena dello stupro mancato-); azzeccate le musiche.

Nessun premio, solo una nomination come film straniero ai golden globes 2005.

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IL MORANDINI LO RECENSISCE COSI’:

Cina, 859 d.C. La dinastia Tang è in declino. Imperatore imbelle, governo corrotto. Il crescente scontento popolare alimenta la nascita di gruppi ribelli riuniti in sette segrete. La più temibile è la Casa dei Pugnali Volanti, da poco guidata da un capo misterioso. Leo (A. Lau) e Jin (K. Takeshi), capitani della contea di Feng Tian, che hanno l’incarico di catturarlo, sospettano che Mei (Z. Zhang), ballerina cieca in una casa di piacere, sia un’affiliata. Il loro piano di farsi portare da lei al covo dei ribelli si complica perché entrambi s’innamorano della donna. Il finale non è lieto perché il desiderio d’amore è “attaccato da dieci lati”, come dice il titolo cinese. Dopo Hero (2003), distribuito da noi in ritardo, Y. Zhang raddoppia, senza ripetersi, col wuxiapian, genere lanciato in Occidente dal premiatissimo La tigre e il dragone (2000) di L. Ang. Fin dall’iniziale sequenza della danza nel Padiglione delle Peonie, è un film strabiliante, ipnotico, qua e là estetizzante sul piano cromatico, plastico, dinamico, ma anche inventivo nell’uso del sonoro e della musica, in cadenze di balletto (coreografie di Siu-tung Chin). Film avventuroso en plein air con passaggi epici (inseguimenti a cavallo, vertiginosi agguati nei boschi di bambù), ma anche gioco di simulazioni e inganni: i tre protagonisti – attori magnifici – non sono quel che sembrano. Il tutto è al servizio di una tragica storia d’amore che esplode nel finale innevato.

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