Muriel Barbery
“E’ sempre confortante venire smentiti sulle proprie paranoie.
Ci avevo visto giusto. Sono stata smascherata.
Mi assale il panico.
…
Qualcosa in me sta traslocando – sì, non so spiegarlo in altro modo, ho la strampalata sensazione che un modulo interno vada a prendere il posto di un altro. Non vi capita mai? Si tratta di avvertire riorganizzazioni interiori di cui non riuscireste affatto a descrivere la natura, è una cosa mentale e spaziale allo stesso tempo, come un trasloco.
…
Sono perduta.
Un’unica possibilità ormai: fare la morta.
Qualsiasi cosa succeda, non ci sono, non so niente, non rispondo, non scrivo, non prendo nessuna iniziativa.
Passano tre giorni, in equilibrio sul filo. Mi convinco che ciò a cui ho deciso di non pensare non esiste, eppure ci penso di continuo…
Poi, verso le dieci, suonano alla porta.”
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Letteratura. Senza dubbio. Anche se ormai è diventato un libro CULT. E raramente un libro cult è anche pregnante.
Il passaparola che ne ha decretato il successo editoriale, a dispetto della poca pubblicità formale, rende merito a quest’opera fresca, ma intensa, cinica, ma ironica, senza tempo, ma attuale.
E poi come non affezionarsi ad una ragazzina che mentre pensa alla maniera migliore per suicidarsi (perchè ha già condannato questo mondo indegno) trova il tempo di interessarsi alla cultura giapponese?
Vi innamorerete della portinaia sociopatica ma colta e del giapponese ben inserito, ma empatico.
Lo stravolgimento dei ruoli sociali inevitabilmente rivestiti. La sopresa dell’inaspettata meraviglia.
Bello.

